“Incidente”


In una notte movimentata
una pistola viene alzata:
un colpo veloce, un grido tremendo
s'innalza letale nell'aria irrompendo.

Marito geloso, arma da fuoco
pazzia, cattiveria, un sussurro fioco:
nessuno si ferma, nessuno sa nulla,
c'è solo il cadavere di una fanciulla.

Quando il colpevole sarà trovato
ed il processo affrontato
testimoni non ce ne saranno
e l'assassino congederanno.

Il giorno dopo nessuno ne parla,
nemmeno un curioso a ricordarla:
solo un silenzio colpevole, agitato,
e l’ “incidente” è dimenticato.

Il silenzio della notte

 

Immerso nel buio della notte
un campanile segna la mezzanotte,
una porta si spalanca,
ne esce fuori una donna stanca.

Mentre verso casa arranca,
e la Luna la notte imbianca,
d'un tratto un'ombra le sbarra la strada
e lei teme che il peggio accada.

L'arma dal fodero viene sfilata,
la lama sul collo puntata e poggiata,
resisti, lotta, prova a scappare,
ma non riesci neanche a gridare.

Ora che l'hanno usata e abbandonata,
una lacrima solca la gota arrossata:
solo la Luna ne è testimone,
ma non potrà darne l'annunciazione.

Mentre un gufetto nel buio ammira,
la donna, provata, spira:
l'indomani il corpo sarà ritrovato,
ma l'aggressore sarà graziato. 


I diritti delle donne

“Il cammino verso il riconoscimento dei diritti delle donne è stato particolarmente lungo e difficile, perché per secoli sono state considerate diverse e inferiori all’uomo.
Oggi sia la Costituzione della Repubblica Italiana che molte leggi internazionali affermano la parità fra i sessi; tuttavia
nella gran parte del mondo la donna è ancora lontana dal godere di un pieno ricnoscimento dei propri diritti tanto quanto l’uomo
in campo economico , sociale, culturale e politico.”

Le Suffragette

Tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento si iniziò a diffondere tra le donne la volontà di riuscire ad ottenere gli stessi diritti di cui godevano gli uomini. Iniziarono a crearsi associazioni femminili, tra cui Le Suffragette,
le donne che nel 1800 si batterono per il diritto al voto.
La loro lotta consisteva anche in azioni di protesta vioente: Incendi di chiese, vetrine frantumate con lanci di sassi, prolungati scioperi della fame, della sete; in uno dei casi più estremi una donna, Emily Davinson, arrivò al suicidio gettandosi davanti al cavallo del Re durante una corsa.

Il suicidio della Suffragette Emily Davison

Nel 1897 venne fondata la “Società Nazionale per il Suffragio Femminile”
 Nel 1903 Emmeline Pankhurst, una delle esponenti più famose, diede vita all’ “Unione sociale e politica delle donne”.
“Nel 1918, il parlamento del Regno Unito decise di approvare il diritto di voto limitato alle mogli dei capifamiglia e con età superiore ai 30 anni. Il 2 luglio 1928, il voto è stato esteso a tutte le donne del Regno Unito con età superiore ai 21 anni.”

Alcuni degli eventi simbolo con cui le Suffragette hanno cambiato il mondo:
1906 – Assalto alla Camera dei Comuni
1908 – La parata da Holloway a Queen’s Hall
1908 – l’arresto di Emmeline Pankhurst
1910 – Black Friday
1910 – La violenza del Black Friday
1911 – Alimentazione forzata a seguito dello sciopero della fame
1911 – Emmeline Pankhurst in un discorso a New York
1912 – Vetrine in frantumi
1913 – Incendiata casa di un deputato
1914 – L’arresto davanti Buckingam Palace


Le donne nella storia: Anna Bolena, Isabella Morra e Caterina d’Aragona

Fin dal passato le donne hanno subito violenze da parte degli uomini: Personaggi femminili sono passati alla storia proprio per gli attacchi e le ritorsioni violente subite; numerosi esempi possiamo rintracciare nella storia, come nelle figure di Anna Bolena, Caterina d’Aragona e Isabella Morra.

Caterina d’Aragona viene ripudiata perché incapace di concepire, Anna Bolena fu condannata al patibolo, sempre per lo stesso motivo. Isabella Morra fu assassinata dai fratelli credenti perché convinti che avesse dei contatti clandestini.

Donne sottratte alla vita: per decisione del re Enrico Ottavo, ad esempio, marito di Anna Bolena. Un altro esempio è Isabella Morra fu uccisa dai suoi fratelli per gelosia.

Caterina d’Aragona nasce nel 1485 e sposa Enrico Ottavo. Lei in tutta la sua vita ha avuto molti ostacoli. Una delle sue sorelle era Giovanna di Castiglia denominata poi in seguito come Giovanna la Pazza, appellativo che deve far rifrettere sui numerosi maltrattamenti anche verbali che in quell’epoca le donne erano costrette a subire.

Isabella Morra nasce nel 1520. Già da quando era piccola i suoi fratelli erano prepotenti nei suoi confronti, e proprio loro furono a sottrarle la vita. Fu anche scrittrice e venne rinchiusa nei sotterranei di un dove visse il resto dei suoi anni fino alla morte.

Isabella Morra fu una scrittrice straordinaria famosa nel sedicesimo secolo.

Oggi esistono, fortunatamente, diverse associazioni che si battono per proteggere la donna vittima di violenze, ma non basta! Ci sono migliaia di donne maltrattate e purtroppo uccise ogni giorno.

il bullismo contro le ragazze

Minacce, percosse, molestie. Commesse, però, non per mano maschile ma, stavolta, da donne, spesso adolescenti o persino bambine. L’allarme l’aveva lanciato per prima, qualche anno fa, la  Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni di Milano, che aveva denunciato un aumento della violenza femminile – arrivata a riguardare il dieci per cento dei casi – nonostante lo sforzo della scuole e dei servizi sociali. Nel tempo la percentuale di ragazze che bullizzano altre ragazze è cresciuta, tanto che, secondo i dati di una ricerca della Polizia Postale, portata avanti due anni fa e legata a una campagna educativa, il fenomeno riguarderebbe un terzo dei casi totali di bullismo.

L’ho uccisa perché l’amavo

UN UOMO CHE TI AMA NON TI MALTRATTA NON TI PICCHIA ANCHE SE TI DA’ UNO SCHIAFFO BISOGNA CAPIRLO DALLA PRIMA COSA CHE TI FA, NON PERDONARLO PERCHÉ DOPO ARRIVA IL SECONDO IL TERZO E IL QUARTO… INFINE POTREBBE UCCIDERTI CON LA VIOLENZA SIA FISICA CHE PSICOLOGICA E DOMESTICA .


Le scarpe rosse, sono diventate simbolo della lotta contro il femminicidio e la violenza contro le donne, grazie ad un’artista.

Era il 27 luglio del 2012 quando Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un’installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez.

L’artista ha vissuto a Ciudad Juárez  in Messico, negli anni della formazione universitaria, in architettura, ed è stato allora che ha potuto constatare il fenomeno della sparizione delle giovani donne – diverse inchieste le indicano principalmente di età compresa tra i quindici e i venticinque anni – e del ritrovamento dei loro corpi senza vita nel deserto. Tutte vittime di uno stesso trattamento, come se l’azione criminale sia commessa da un serial killer: rapite, stuprate, orrendamente mutilate e uccise per strangolamento. Allo stesso tempo Elina ha notato come la città e le autorità minimizzassero il problema. Dietro quei nomi si celano studentesse e molte lavoratrici delle Maquiladoras, fabbriche che impiegano manodopera a bassissimo costo (questa è la zona franca più grande del Messico, dunque vi sono molte fabbriche). Così l’artista ha deciso di rompere attraverso il suo lavoro l’omertà e il silenzio che avvolge questa situazione. Nel 2009 Elina ha dunque raccolto tra conoscenti trentatré paia di scarpe e le ha installate nello spazio urbano di Juárez. Dopo il primo Zapatos Rojos, ha atteso due anni per rifarlo, ma questa volta a Mazatlan, nello stato di Sinaloa, e di scarpe, grazie al passaparola generato dall’installazione a Juárez, ne sono state donate trecento.

E da quel giorno le scarpette rosse, dello stesso colore del sangue versato da tantissime donne in tutto il mondo, sono diventate il simbolo della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Da allora, nella giornata del 25 novembre, indossare un paio di scarpe rosse vuol simboleggiare la nostra adesione ad una lotta che ci deve vedere tutte unite, per dire basta ad ogni tipo di violenza: e se si pensa che in Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa da un uomo che la conosceva bene e che diceva di amarla, scopriamo che anche da noi, purtroppo, c’è ancora molto da fare.

Le donne nel lavoro: alcuni dati

In Italia, ad avere un’occupazione, sono solo il 47,7% delle donne, una percentuale inferiore di oltre 18 punti a quella europea. Di questo 47%, il 29% delle donne sono delle libere professioniste, il 27% sono dirigenti,il 20,7% sono prefetti, il 19% imprenditrici, il 18,4% professoresse ordinarie, il 13,2% sono dirigenti medici di strutture complesse, il 12% direttrici enti di ricerca e il 3,8% sono ambasciatrici. Oltre che essere una minoranza nel lavoro, le donne vengono pagate meno rispetto agli uomini: in media, una donna diplomata riceve un salario inferiore a quello dell’uomo del 15%, mentre una laureata del 21%. In Europa, l’Italia, insieme alla Spagna, Grecia ed Irlanda, occupa uno degli ultimi posti nell’ambito lavorativo. Ai primi posti, invece, si trovano i paesi scandinavi e la Danimarca, seguiti dalla Gran Bretagna. La Svezia, ad esempio, con il 70,3% delle donne lavoratrici, è il primo paese in Europa per l’occupazione femminile e il quarto nel mondo intero.

CESARE PAVESE

SCRITTORE ITALIANO NATO A SANTO STEFANO BELBO IL 9 SETTEMBRE 1908. DOPO LA MORTE DEL PADRE, L’INDOLE DEL GIOVANE CESARE SUBISCE UN MUTAMENTO…

GELOSIA (Cesare Pavese)

L’uomo vecchio ha la tetra di giorno, e di notte
ha una donna ch’è sua – ch’era sua fino a ieri.
Gli piaceva scoprirla, come aprire la terra,
e guardarsela a lungo, supina nell’ombra attendendo.
La donna sorrideva occhi chiusi.

L’uomo vecchio stanotte è seduto sul ciglio
del suo campo scoperto, ma non scruta la chiazza
della siepe lontana, non distende la mano
a divellere un’erba. Contempla tra i solchi
un pensiero rovente. La terra rivela
se qualcuno vi ha messo le mani e l’ha infranta:
lo rivela anche al buio. Ma non c’è donna viva
che conservi la traccia della stretta dell’uomo.

L’uomo vecchio si è accorto che la donna sorride
solamente occhi chiusi, attendendo supina,
e comprende improvviso che sul giovane corpo
passa in sogno la stretta di un altro ricordo.
L’uomo vecchio non vede più il campo nell’ombra.
Si è buttato in ginocchio, stringendo la terra
come fosse una donna e sapesse parlare.
Ma la donna distesa nell’ombra, non parla.

Dov’è stesa occhi chiusi la donna non parla
né sorride, stanotte, dalla bocca piegata
alla livida spalla. Rivela sul corpo
finalmente la stretta di un uomo: la sola
che potesse segnarla, e le ha spento il sorriso.

Foto

Con quest’uomo c’é una donna che non parla; la donna sorride ma ha gli occhi chiusi, infine ha gli occhi chiusi ma ha smesso di sorridere. IN questa immagine il poeta simboleggia la violenza dell’uomo sulla donna. Su una spalla lei ha una lividura per colpa di un uomo E LEI DA QUEL MOMENTO PERSE PER SEMPRE IL SORRISO